“Crimini nell’era digitale: ne parla il Prof. Francesco Petrillo a RAI 3

           “Crimini nell’era digitale: quando la verità passa attraverso un byte”

(commento a cura di Francesco GRILLO)

Lo sviluppo delle tecnologie digitali ha trasformato profondamente l’attività investigativa, rendendo la raccolta delle prove un processo sempre più tecnico e complesso. Oggi quasi ogni reato lascia una traccia digitale: messaggi, geolocalizzazioni, file nel cloud, metadati, immagini delle videocamere intelligenti, accessi ai social. Lo smartphone è diventato il nuovo “testimone silenzioso” delle indagini.
Queste nuove fonti probatorie offrono un enorme potenziale: consentono ricostruzioni puntuali, cronologie precise e collegamenti prima impensabili. Tuttavia, introducono anche criticità decisive. La principale riguarda la garanzia di autenticità e integrità del dato digitale, facilmente manipolabile se non raccolto con strumenti forensi adeguati. La corretta catena di custodia informatica diventa quindi fondamentale per evitare contestazioni in sede processuale.
Accanto agli aspetti tecnici emergono questioni giuridiche e costituzionali: l’acquisizione massiva di dati personali pone interrogativi su privacy, proporzionalità dell’intervento e limiti del potere investigativo. Inoltre, l’uso dell’intelligenza artificiale per analizzare grandi moli di informazioni apre scenari nuovi, ma anche rischi di opacità e bias.
In sintesi, la digitalizzazione ha reso le indagini più efficaci, ma impone agli inquirenti competenze specialistiche, strumenti avanzati e un rigoroso rispetto delle garanzie, affinché la ricerca della verità non comprometta i diritti fondamentali.

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