Le poesie di Maria Grazia Avossa

Maria Grazia Avossa
Nata a Salerno il 6 ottobre del 1952, ha sempre vissuto a Napoli con la sua famiglia, pur non perdendo mai i contatti con la città natale dove ha frequentato l’Università laureandosi in Pedagogia ad indirizzo psicologico. Ha dedicato la vita all’insegnamento, partendo dalle scuole primarie per poi proseguire la sua carriera nelle secondarie, insegnando materie letterarie, dividendosi tra scuole difficili del centro e della provincia di Napoli. Ha dimostrato di avere passione per l’arte sin da piccola, dedicandosi allo studio del pianoforte e della chitarra. Ama
dipingere e scrivere in rima; nel tempo libero preferisce leggere, cucinare e guardare i suoi programmi preferiti. Questo testo rappresenta il suo esordio ed è la raccolta delle tante poesie che, nel corso degli anni, ha scritto in varie occasioni soprattutto dedicandole alle persone che hanno incrociato il suo cammino.

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VICOLO

Angusto, stretto,
senza sole.
Sventolano dai balconi
I panni ricurvi sulle corde.
Piccoli scugnizzi scalzi
danno calci alla palla
tra le gambe dei passanti.
Bassi cupi,
neri e addossati,
sfoggiano banchetti
di merce proibita,
volto misero
di un popolo ferito,
a ridosso di un mondo
luminoso e abbagliante.

VESUVIO

Maestoso dominatore dei secoli,
mostro sacro di un golfo magico.
Decidi la sorte dei popoli,
popoli sepolti, sopravvissuti.
Ansia e stupore
nel pennacchio fumante,
nell’incanto della natura amena
ma anche sofferta e aspra,
nel cammino tortuoso
che giunge alla tua vetta.
Realtà e leggenda si confondono
nell’abile penna
di poeti e pensatori.
Appari innocente e solitario,
Imbronciato e sorridente,
Il mondo intero
ti avvolge nel mistero.

ALLA NONNA

Piccola, minuta,
gli occhi lucenti e penetranti.
Mi scrutavi attenta,
io ero lì a guardarti sorridente,
ad ascoltare i rimproveri,
a ricevere le rare carezze.
Le rughe che ti scorrevano
sul volto segnato
mi davano coraggio,
tralasciando i rimpianti.
Il dolore ti penetrava, ti arricchiva,
e tu, sempre uguale, seguivi il cammino
con forza senza pari,
memore dei miei graduali passi.
La vita ti aveva tolto e poi dato
ma ti compiacevi delle mie gioie.
Tenera e carezzevole
ravvivi la mia memoria.

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