“Tra ferite e rinascite: AMARA scrive per sentirsi viva”

 

” LA CERTEZZA DI ESSERE VIVA “

(Baldini+Castoldi)

 E’ una raccolta di “pensieri, versi, suggestioni, epifanie e sogni” scritti da Amara, nel corso degli anni, sotto forma di piccoli taccuini.

Lei stessa definisce questi appunti “​Vomitapensieri”.

Dopo anni come cantautrice e autrice per altri artisti — con brani di forte spessore emotivo — Amara ha deciso di tradurre in parole scritte i suoi “archivi emotivi”: riflessioni, dubbi, paure, sogni, aspettative. Il libro rappresenta dunque una forma altra del suo percorso artistico, più intima, meno mediata da musica o note.

La struttura non è quella di un romanzo lineare, né di una raccolta di racconti. È piuttosto un mosaico di sentimenti e pensieri: a tratti frammentario, a tratti immaginifico, oscillante tra poesia, confessione e istantanee esistenziali.

In questo senso, “La certezza di essere viva” sfugge alle etichette classiche: non è romanzo, non è saggio, non è memoir.

È un’esperienza di ascolto — di sé, del silenzio, del mondo — tramite la scrittura.

Uno dei fili conduttori è il concetto di “voce-guida” interna: per Amara, dentro di noi c’è un “megafono” che ci accompagna, se lo ascoltiamo. Il libro invita a rivolgere lo sguardo dentro piuttosto che fuori, a cercare la propria verità esistenziale nell’interiorità.

Il libro trasmette, a mio giudizio,  un’urgenza spirituale e psicologica: non è solo estetica, ma una necessità. Ascoltare, sentire, esporsi, fare i conti con il proprio vissuto — con le ferite e con la speranza — è al centro del progetto.

Molti dei testi sono attraversati da un bisogno di “vomitare” emozioni — dolore, rimpianti, inquietudini — per trasformarle in parola. È un atto di liberazione: l’arte come scrittura, come testimonianza, come cura.

Amara tradu­ce in versi e pensieri la sua evoluzione personale: c’è un “prima” e un “dopo”, un passaggio da “ragazza” a “donna”, con tutte le ferite e le rinascite che ciò implica.

La scrittura diventa un modo per fare ordine tra le emozioni, per metabolizzare la vita:

errori, cadute, risalite.

Nonostante la forte dimensione autobiografica, i temi affrontati — identità, ricerca, dolore, speranza, natura, spiritualità — toccano corde universali e trasversali. Questo dà al libro una doppia natura:

personale e allo stesso tempo collettiva.

Può parlare a chiunque abbia conosciuto la fragilità, il dubbio, la necessità di capire chi è e perché esiste.

La lingua e lo stile — oscillanti tra prosa poetica, flusso di coscienza, aforismi — sono in linea con l’urgenza emotiva del contenuto: a volte delicati e limpidi, a volte dolenti e crudi, ma sempre sinceri.

 Amara non si nasconde, non cerca compromessi. L’onestà di sé — con le proprie ferite, dubbi, paure — è palpabile. Questo dà al libro una forza  e una potenza comunicativa che va oltre la forma.

Libertà espressiva: la scelta di affidarsi a “vomitapensieri” — taccuini, appunti, frammenti — restituisce freschezza e immediatezza.

Non c’è bisogno di una trama, di un filo narrativo tradizionale: c’è la vita, pura, nuda e cruda così com’è.

 Il testo invita alla riflessione, al dialogo interiore, al confronto con se stessi. Per chi è disposto a lasciarsi toccare, può diventare, io credo,  una piccola guida spirituale/emotiva.

In buona sostanza questo testo è perfettamente coerente con l’identità artistica di Amara!

Chi conosce le sue canzoni impregnate di introspezione, sofferenza, rinascita, ricerca — troverà nel libro lo stesso spirito, ma amplificato.

È come un’altra faccia della sua arte, più intima e diretta.

“La certezza di essere viva”, a rischio di essere ripetitivo,  è un’opera coraggiosa, sincera, che osa portare su carta la complessità del sentire umano. Non è piacevole per definizione, ma è vera. Ha il respiro di un’anima inquieta che prova a tradursi in parole, per sé e per gli altri. 

per concludere…in un panorama editoriale spesso dedito al racconto e alla narrazione tradizionale, questo libro spicca per il suo essere “altro”:

più intimo, più spirituale, più vulnerabile.

Ed è proprio questo “essere altro” che — secondo me — lo rende molto prezioso.

Grazie per quello che ci hai saputo donare Erika MINEO.

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