Tradizione o strage silenziosa? – di Stefano GRILLO

Stefano GRILLO, classe 1995, ragioniere, ama la scrittura  e la musica. Sin dalla più tenera età ha nutrito la passione per le canzoni di ogni genere.Nel tempo tale sentimento lo ha spinto a vivere il canto in prima persona.

https://www.facebook.com/stefanogrillocantante/

La celebrazione della PASQUA, la principale solennità del Cristianesimo, in gran parte del mondo contiene in se fenomeni di massa che si ripetono e si combinano tra loro ciclicamente coinvolgendo milioni di persone; in virtù di ciò l’importante aspetto religioso, si mescola inevitabilmente con la tradizione gastronomica ed il ricongiungimento di nuclei familiari i quali hanno come denominatore comune, autentico collante, indissolubile vincolo, il mitico CAPRETTO o AGNELLO, che indipendentemente dalle loro diversità nel sapore e nel profumo della carne, vengono consumati inevitabilmente e per lo più a Pasqua.
In questi due pregiati quadrupedi coesistono, loro malgrado, due realtà: “simbolo emblematico” caro alla religione, “lauto pasto” per un esercito pacifico di persone, che non bada a spese per consumarli a tavola in allegria.
Approfondendo un po’ l’argomento, si apprende che l’usanza di consumare l’agnello nel periodo pasquale, nella tradizione ebraica (pasqua ebraica – Pèsach), celebra la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto. L’agnello, simbolo sacrificale per eccellenza, per la religione cristiana invece, rappresenta Gesù Cristo, e può essere considerato, dunque, quasi lo stemma del cristianesimo.
Parallelamente però alle importantissime motivazioni storico-religiose che ci conducono ai miti animali di cui si sta parlando, si deve considerare con rammarico, sconcerto, (e chi più ne ha più ne metta!!!) che oggi in Italia per la Pasqua vengono uccisi poco meno di 400mila agnelli e capretti, numeri in calo rispetto agli anni scorsi ma sempre troppo alti. Infatti nel 2002 gli agnelli macellati nelle settimane che precedono la Pasqua furono 733.000, scesi nel 2017 a 379.000. “Finiscono sulle nostre tavole cuccioli strappati alle madri, macellati in nome di una tradizione crudele, molti di loro uccisi a pochi mesi di vita”, incalzano gli animalisti.
Gli ultimi dati pubblicati dal Codacons dimostrano il calo dei consumi di questa tipologia di carne, infatti si è registrato il 10% in meno rispetto al 2017.
”Siamo passati da 4milioni di agnelli macellati annualmente nel 2013, a 2milioni di agnelli uccisi nel 2016. Ricordiamo – chiosa la nota di Essere Animali – che le loro nascite sono strettamente legate all’industria casearia ovvero alla produzione del formaggio ovi-caprino, pecorino, ricotta, yogurt.”
Essere Animali ONLUS è un’associazione no profit con il fine di creare un cambiamento culturale e aprire un dibattito pubblico riguardo il modo in cui vengono allevati e trattati gli animali, così come promuovere cambiamenti virtuosi sia a livello individuale, aziendale e istituzionale.
Naturalmente non è facile dare una risposta alle tante domande che scaturiscono dal mio semplice scritto. Non è semplice stabilire cosa è bene o cosa è male fare in merito alla questione posta.
Tuttavia credo che ognuno debba agire secondo coscienza; credo anche, però, che la Natura, il Creato, tutte le Risorse del nostro Pianeta vadano protette e tutelate ora più che mai, se l’umanità tutta vuole avere un futuro!! Non possiamo più rimandare. (Stefano GRILLO)

, , , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *